In tempi di Web 2.0 e di E-learning 2.0 parlare di Learning Object potrebbe sembrare datato. In realtà essi sono ancora al centro di un dibattito acceso sul loro significato e sulla ridefinizione dei loro obiettivi e strutturazione in ambito didattico. Di questo ed altro si è discusso al II seminario sull’e-learning che ho potuto seguire al CERTE-Omniacom .
Le esperienze condivise dai relatori sono tutte molto diverse tra loro. E altrettanti sono gli esempi di Learning Object riportati: Video tutoriali, testi navigabili in pdf, audiovisivi tradizionali, ipertesti html, video lezioni, “pillole formative” di 1-2 minuti, e altro ancora.
Quello che mi sembra importante sottolineare è che, dal dibattito, è emerso il superamento della concezione del Learning Object come semplice mattoncino Lego interoperabile e riusabile. I Learning Object, oltre ad avere un preciso obiettivo didattico, devono essere un momento di esperienza, mentre il migliore mezzo per veicolare i contenuti restano forse i libri, artefatti finora insuperabili, visto il rapporto, anche tattile, che possiamo instaurare con la carta.
Dai contenuti alle esperienze quindi, ma anche dall’oggetto (statico e uguale per tutti) al percorso (flessibile e personalizzabile): i Learning Object, così ripensati, ritrovano efficacia e spazio nella didattica online. Così come le piattaforme e-learning possono essere utilizzate anche come sistemi aperti (magari affiancate ad Elgg, aggiungo io
) e non solo come giardini recintati.
Ma che cosa c’entrano i Learning Object con il sarchiapone? È semplice: come ha detto Francesco Leonetti, i Learning Object sono un po’ come il sarchiapone: non sappiamo ancora bene come sono o come debbano essere, ma sappiamo descriverli, proprio come se esistessero! 