Ciao a tutti!
Come avrete visto, da tempo non posto più su questo blog.
Di e-learning, Web 2.0 mondi virtuali continuo a parlarne in VirtuaLearn, blog del network Blogosfere.
A presto!
web2.0, e-learning, second life e altri mondi virtuali
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Come avrete visto, da tempo non posto più su questo blog.
Di e-learning, Web 2.0 mondi virtuali continuo a parlarne in VirtuaLearn, blog del network Blogosfere.
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All’interno del Progetto Argon sono nate varie iniziative portate avanti dai partecipanti, gli Argonauti. Una delle più interessanti è l’Argon Academy, una vera agenzia formativa in Second Life.

L’obiettivo è di effettuare incontri formativi in Second Life e di sperimentare modalità di formazione e discussione in Second Life. Gli incontri partono con un tema, ma le discussioni evolvono a seconda dell’audience: l’obiettivo non è quindi quello di svolgere semplicemente una lezione, ma di coinvolgere gli utenti in una discussione costruttiva. Oggi si è svolto il primo incontro sperimentale, il prossimo lunedì ce ne sarà uno nuovo. Ecco gli orari dei prossimi incontri:
5 maggio 2008, ore 21:00, intervento dal titolo: Piccoli consigli per avere un
avatar di serie A – seconda parte, Riky Soderstrom, Università di Torino, esperto di
Second Life.
12 maggio 2008, ore 21:00 intervento dal titolo: Piccoli consigli per avere un
avatar di serie A – terza parte, Riky Soderstrom, Università di Torino, esperto di Second
Life.
Gli incontri si tengono nella land di Argon, raggiungibile da questo slurl: http://slurl.com/secondlife/skeezits/201/120/22
Tutti possono partecipare, accorrete numerosi
Le date delle prossime lezioni le trovate nel blog dell’Argon Academy: http://argonacademy.wordpress.com
Dopo avere riportato, nel precedente post , alcune informazioni sul progetto Argon, vorrei condividere alcune impressioni.
Ero effettivamente abbastanza scettico sulle potenzialità formative dei mondi virtuali, molto probabilmente per mancanza di conoscenza. In realtà, fin dal primo incontro con i compagni di percorso è stata chiaro il potenziale di Second Life per l’e-learning.

A livello emotivo, si ricreano situazioni simili a quelle che ci sono nella vita reale (RL). Per chi non è avvezzo a SL, ad esempio, vien da chiedersi la prima volta: “è qui che si tiene l’incontro?”. Insomma, la stessa domanda che viene da fare alla prima lezione di un corso in presenza. Inoltre SL è un ambiente molto più empatico di un LMS, che ha comunque altri obiettivi! Così come hanno altri obiettivi le lezioni in presenza.
C’è una forte identificazione con il proprio avatar (che non mi aspettavo!), anche perché sono alte le possibilità di personalizzazione: aspetto, abbigliamento, gesti, ecc. Con i compagni di percorso possono esserci momenti di vicinanza, di confronto, di divertimento, di imbarazzo… insomma, SL può rendere un (per)corso interamente online molto più coinvolgente! Ovviamente se sono chiari obiettivi, tempi e target del percorso, nonché il ruolo di SL al suo interno: proprio come nel caso del progetto Argon. Forse è anche per questo che la community sta crescendo…

Di nuovo gli Lms, di nuovo open-source. è appena uscito un articolo in italiano che fa un confronto tra ben 8 piattaforme open-source: ATutor, Claroline, Docebo, Dokeos, .LRN, Ilias, Moodle e ADA. L’analisi è dattegliata, ma non riferita ad un particolare contesto (ad es. azienda, università, ecc.).
Di ogni piattaforma l’autrice, Michela Acquaviva, puntualizza caratteristiche tecniche, caratteristiche integrate, installazioni in Italia, punti di forza e punti deboli. Con la sorpresa, di nuovo, che la migliore non è Moodle.
L’articolo è uscito nell’ultimo numero di iGel, dove c’è anche un mio articolo, che riguarda l’attività che svolgo.
Via: VirtuaLearn
L’iPhone è l’oggetto più chiacchierato del Web, come si può vedere anche tra i “popular” di Technorati. E come spesso succede in questi casi, si tende ad esaltare i pregi (e i difetti) dell’oggetto in questione. Ad esempio, l’iPhone porterà una rivoluzione nell’e-learning (o quanto meno nel mobile-learning)?
Secondo George Siemens , autore della teoria dell’apprendimento nota come connettivismo , l’iPhone non porterà una rivoluzione. è in effetti uno strumento affascinante e ricco di funzionalità… però questo non basta a rivoluzionare un settore! E per di più è abbastanza costoso, per cui è probabile che si diffonderà solo all’interno di certi segmenti della società.
E l’ambiente che cosa c’entra? C’entra: l’iPhone è uscito più o meno in corrispondenza della pubblicazione, da parte di Greenpeace, della nuova classifica delle compagnie di elettronica più o meno rispettose dell’ambiente.
Nella precedente classifica Apple era all’ultimo posto, ma grazie alla campagna Green My Apple la Mela ha fatto un notevole balzo in avanti. E l’iPhone avrebbe potuto essere il primo prodotto veramente ecologico della Apple.
In realtà, secondo quanto riporta Greenpeace (vedi update della pagina ) l’iPhone sarebbe un prodotto molto meno ecologico dei suoi concorrenti (Nokia, Sony Ericsson). Un’occasione persa, insomma, per ridurre le sostanze chimiche contenute nei componenti di un prodotto firmato Apple.
Sto provando un interessante servizio online per creare mappe mentali . Si chiama mind42 e consente di creare online (gratuitamente
), mappe mentali (come quella che ho iniziato nell’immagine qui sotto).

Il programma è molto semplice da usare e consente, dal proprio account, di invitare e gestire collaboratori, con i quali possiamo sviluppare le nostre mappe. In vero stile Web 2.0! Il servizio è interessante, visto che consente di personalizzare le mappe, allegandovi anche file, articoli di Wikipedia, creare note (in stile post-it), liste di cose da fare, esportare le mappe in vari formati (tra cui rtf) ecc… provare per credere
P.S. visto che l’ho usato per realizzare questo post, vi segnalo anche Wiredness , un semplice programma per modificare direttamente online le nostre immagini!
iGel. è con questo acronimo cool che si presenta il nuovissmo giornale dell’e-learning , edito da Wbt.it, società ormai punto di riferimento in Italia nell’erogazione di servizi per l’e-learning.
E da meno non poteva essere iGel, rivista online che vuole essere interlocutore privilegiato dell’e-learning universitario, grazie al legame con il CERTE (centro Ricerca e Sviluppo per le Tecnologie dell’E-learning) di Omniacom, e con le università con cui questi collabora (in prima linea con Università di Ferrara e Padova).
Un primo spunto di riflessione che iGel offre è il seguente: abbiamo una percentuale ancora bassa di laureati rispetto alla media europea, e i fruitori dei corsi di laurea online sono solo per il 20% in “età scolare” (19-22 anni), mentre il restante 80% sono più grandi e lavorano (dati Osservatorio Omniacom, in corso di pubblicazione). Un dato sicuramente da cui partire per sviluppare modelli efficaci di e-learning.
In tempi di Web 2.0 e di E-learning 2.0 parlare di Learning Object potrebbe sembrare datato. In realtà essi sono ancora al centro di un dibattito acceso sul loro significato e sulla ridefinizione dei loro obiettivi e strutturazione in ambito didattico. Di questo ed altro si è discusso al II seminario sull’e-learning che ho potuto seguire al CERTE-Omniacom .
Le esperienze condivise dai relatori sono tutte molto diverse tra loro. E altrettanti sono gli esempi di Learning Object riportati: Video tutoriali, testi navigabili in pdf, audiovisivi tradizionali, ipertesti html, video lezioni, “pillole formative” di 1-2 minuti, e altro ancora.
Quello che mi sembra importante sottolineare è che, dal dibattito, è emerso il superamento della concezione del Learning Object come semplice mattoncino Lego interoperabile e riusabile. I Learning Object, oltre ad avere un preciso obiettivo didattico, devono essere un momento di esperienza, mentre il migliore mezzo per veicolare i contenuti restano forse i libri, artefatti finora insuperabili, visto il rapporto, anche tattile, che possiamo instaurare con la carta.
Dai contenuti alle esperienze quindi, ma anche dall’oggetto (statico e uguale per tutti) al percorso (flessibile e personalizzabile): i Learning Object, così ripensati, ritrovano efficacia e spazio nella didattica online. Così come le piattaforme e-learning possono essere utilizzate anche come sistemi aperti (magari affiancate ad Elgg, aggiungo io :) ) e non solo come giardini recintati.
Ma che cosa c’entrano i Learning Object con il sarchiapone? È semplice: come ha detto Francesco Leonetti, i Learning Object sono un po’ come il sarchiapone: non sappiamo ancora bene come sono o come debbano essere, ma sappiamo descriverli, proprio come se esistessero!
Anche all’Università di Siena si sta sperimentando Elgg, il software opensource per l’e-learning sviluppato da Dave Tosh e Ben Werdmuller.
Si chiama 3_is PLE, ed è stato integrato con Moodle e sperimentato nella didattica di alcuni corsi al dipartimento di Scienze della Comunicazione. In questi corsi gli studenti hanno quindi avuto due ambienti in cui apprendere: Moodle, più formale e gestito dai docenti, ed Elgg (3_is PLE), più informale e a completa disposizione degli studenti. Il tutto integrato con lezioni in aula, che spesso sono di carattere pratico.

L’uso di Elgg da parte degli studenti è stato oggetto degli mia tesi. Lo sviluppatore di 3_is PLE, che è in fase di sperimentazione, è Maurizio.
Via: VirtuaLearn
Vi segnalo un aggiornatissimo articolo riguardante Elgg, uscito su Wired News.
Buona lettura!